I dati fanno emergere in maniera chiara che se ci fosse abbastanza olio
d’oliva ad un prezzo più competitivo allora sarebbero notevolmente
ridimensionati i danni causati dall’uso smodato degli oli di palma, di
soia e di mais da parte delle grandi produzione industriali.
È evidente che chi contesta le importazioni ,pur sapendo che la
produzione italiana è insufficiente per il fabbisogno nazionale, sta
facendo il gioco delle parti.
Per favorire l’economia agraria e conserve allo stesso tempo tradizioni
e cultura,la ricetta è semplice:è necessario produrre di più e meglio .
E’ NECESSARIO affiancare ad ulivi secolari e di una bellezza da
cartolina ,alberi più produttivi e sostenibili.
E’ NECESSARIO affidarsi alla ricerca delle università (Le nostre sono
fantastiche ed i bravissimi relatori di questa sera lo hanno dimostrato
appieno). Non è certamente l’olio straniero ad impoverire la filiera ma
la cattiva pratica agricola.
La stragrande produzione italiana è di olio lampante, di conseguenza,
il prezzo è giustamente più basso rispetto a quello dell’extravergine.
Senza tante sterili polemiche ricordiamoci che l’olio buono in Italia è
venduto direttamente al consumatore finale e spesso, anzi quasi sempre e
per la felicità di tutti, non si pagano dazi a nessuno.
Ricordiamoci anche che gli oli buoni o quantomeno quelli con le medaglie
e le stelle li vendiamo benissimo nel mondo a prezzi ESORBITANTI.
Fare bene il presente è il migliore investimento per il futuro e se uno
strumento all’interno della banda stona , bisogna avere la capacità di
identificarlo e sostitutuirlo subito.
Alle coltivazioni assetate di sole e di vento ,di acqua e veleni ,di
schiavi e caporali, io preferisco la pace ,preferisco l’ulivo.
Buone Palme ,pace e felicità a tutti e a tutti Buona Pasqua!
Angelo Pisciotti
